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A Fara S. Martino (CH) dalle prime ore dell’alba i Tedeschi iniziano a minare tutte le case dall’interno e fanno esplodere tutto il centro del paese.

 

5 dicembre 1943

 

L’avvocato Ettore Troilo si reca presso il quartiere generale del Comando alleato a Taverna Nova (Casoli), per proporre la collaborazione sua e di altri 15 uomini.

 

Tra il 6 e il 13 dicembre 1943

 

Violenti scontri tra Guardiagrele e Orsogna (CH) fra truppe britanniche e tedesche.

 

7 dicembre 1943

 

In uno dei tanti attacchi alle fortificazioni germaniche di Orsogna muoiono 160 Neozelandesi.

 

10 dicembre 1943

 

La 1ª Divisione canadese si assicura una testa di ponte oltrepassato il fiume Moro e si spinge verso Ortona.

 

La Wehrmacht inizia una capillare opera di minamento e distruzione di tutti gli edifici del centro di Ortona, per organizzare una disperata linea di difesa. Lì il feldmaresciallo Kesserling ordinerà di non retrocedere di un passo. I soldati tedeschi combatteranno così casa per casa, valorosamente ma anche con un grosso numero di perdite.

 

10-14 dicembre 1943

 

Anche i Canadesi, dal canto loro, subiscono perdite consistenti. Nella battaglia del Gully (del burrone) a Ortona, c’è una carneficina di giovanissimi soldati canadesi dovuta alla posizione preminente dei Tedeschi e allo sciagurato ordine impartito dal generale Vokes ai suoi Canadesi di avanzare frontalmente.

 

14 dicembre 1943

 

Reparti dell’8ª Divisione indiana occupano Villa Caldari.

 

Fucilazione a Bussi di un gruppo di 10 patrioti della Banda Palombaro di Chieti, caduti nell’imboscata di villino Tieri (Trieste Del Grosso era già stato freddato a Chieti al momento dell’arresto).

 

Dopo quest’episodio, l’attività della banda si fa più segreta e il comando viene ospitato nel seminario diocesano. Altri componenti della banda si rifugiano in varie case private.

 

Dal 14 al 19 dicembre 1943

 

A Ortona un reparto del 22° Royal canadian, con il supporto di carri Sherman, assedia Casa Berardi, un antico casolare sito a 4 chilometri da Ortona. I Tedeschi sono un piccolo gruppo e con pochissime armi, ma si muovono in velocità e con destrezza. Le perdite canadesi sono consistenti (del reparto su 81 soldati ne sopravvivono soltanto 9 e in tutto, fra Canadesi e Tedeschi, muoiono 130 uomini).

 

Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1943

 

Il 2° Battaglione del 3° Reggimento canadese prende possesso della zona a sud di Ortona.

 

I Tedeschi organizzano l’apparato difensivo in modo da far convergere i nuclei d’attacco alleati in due luoghi: piazza Municipio e largo San Francesco. Per far questo minano in maniera strategica gli edifici del centro di Ortona.

 

17 dicembre 1943

 

Kesselring visita la prima linea del fronte ed è allora che ordina di bloccare a Ortona la penetrazione nemica. All’interno della città sono asserragliati i paracadutisti della 1ª Divisione tedesca.

 

Mons. Giuseppe Venturi, arcivescovo di Chieti, scrive una lettera al cardinale Luigi Maglione, Segretario di Stato del Vaticano, datata 8 dicembre 1943: “… due preti fucilati, i binari divelti, condizioni disperate, mi aiuti a dichiarare Chieti Città Ospedaliera, etc.”

 

18 dicembre 1943

 

I militari tedeschi impongono alla popolazione civile l’evacuazione pressoché totale della popolazione di Ortona, ma molti riescono a nascondersi e a rimanere sfidando il rischio di crolli e bombardamenti. Qualcuno arriva a nascondersi nei loculi del cimitero.

 

A Chieti viene affisso dalle autorità germaniche un manifesto con cui si ordina a tutti coloro che sono affluiti in città dalle altre province di sgomberare immediatamente.

 

19 dicembre 1943

 

900 fucilieri canadesi della seconda Brigata attaccano il centro della città di Ortona, minato, pieno di fili spinati, macerie pericolanti, nemici dappertutto. E’ un inferno che durerà per circa una settimana.

 

21 dicembre 1943

 

Monsignor Venturi va a Roma, presso il papa Pio XII, per perorare la causa di Chieti.

 

Il Papa (che insieme a mons. Venturi aveva frequentato il Collegio Capranica durante gli studi di teologia) consiglia all’arcivescovo di Chieti di presentarsi a suo nome a padre Pancrazio Pfeiffer, superiore generale dei Salvadoriani, che abita in via della Conciliazione ed è grande amico del generale Maeltzer, comandante di Roma, al fine di organizzare il colloquio con Kesselring.

 

Per ben due volte, a distanza di una settimana l’una dall’altra, monsignor Venturi si reca sul monte Soratte, presso il comando di Kesselring, accompagnato da monsignor Benedetto Falcucci (vicario) e dal nipote, don Emilio Venturi (segretario).

 

Kesselring (cattolico) si mostra disponibile a salvare Chieti a condizione che uguale disponibilità vi sia anche da parte degli Anglo-Americani.

 

(Successivamente, alla fine della guerra, il feldmaresciallo durante il processo davanti al tribunale alleato che lo condanna a morte, chiederà ed otterrà da monsignor Venturi una dichiarazione circa l’aiuto prestato per la salvezza di Chieti e, così, la sua condanna a morte sarà tramutata in carcere a

 

vita.)

 

23 dicembre 1943

 

Inizia l’attacco “decisivo” lanciato da Montgomery verso Orsogna (CH) che però non capitola e, dopo pochi giorni, il generale inglese viene richiamato in patria, per preparare lo sbarco in Normandia.

 

24 dicembre 1943

 

Anche a Ortona è Natale. Stremati da lunghi giorni di incessanti combattimenti, sia i Canadesi che i Tedeschi si lasciano andare a un pasto caldo e i Canadesi addirittura allestiscono una sorta di refettorio.

 

Discorso di monsignor Giuseppe Venturi durante la Messa della notte di Natale, nel quale rievoca la sua visita al Papa e la risposta confortante avutane.

 

A Chieti sono affluiti anche ebrei che scappavano dal nord e dall’Austria e che sono stati aiutati a fuggire, con la complicità di guardie confinarie, da Polacchi arruolati nell’esercito tedesco.

 

26 dicembre 1943

 

Kesselring scrive all’arcivescovo Venturi, sostenendo che Chieti, nell’esclusivo interesse della popolazione, deve essere evacuata.

 

Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 1943

 

I Tedeschi abbandonano Ortona con ingenti perdite (soltanto la 1ª divisione paracadutisti denuncia 455 vittime).

 

30 dicembre 1943

 

Eccidio di Santa Cecilia a Francavilla a Mare da parte di militari tedeschi (22 civili).

 

31 dicembre 1943

 

Il generale Montgomery viene rimosso dall’incarico e richiamato in Gran Bretagna. Al suo posto, al comando dell’VIII Armata, viene posto il generale Oliver Leese.

 

7 gennaio 1944

 

L’arcivescovo di Chieti riceve il colonnello tedesco Boade, comandante di Divisione che opera nella provincia teatina, che gli comunica l’ordine del feldmaresciallo Kesselring di evacuare la città e lo invita a collaborare per lo sfollamento.

 

12-13 gennaio 1944

 

Venturi si reca dal Papa per implorarne ancora l’aiuto. Pio XII convoca anche il comandante tedesco della città di Chieti, Christomanos, che è cattolico. L’ufficiale promette di adoperarsi per evitare lo sfollamento di Chieti

 

21 gennaio 1944

 

A S. Agata di Gessopalena (CH) i Tedeschi trucidano 43 civili sfollati da Torricella Peligna.

 

Li rastrellano forse a seguito di un’aggressione partigiana a una loro pattuglia in cui hanno perso la vita due militari tedeschi. Li radunano, stipati, in un piccolo casolare di campagna, la casa colonica di Antonio Lannutti, e li chiudono dentro, senza possibilità di uscita. Poi, attraverso una finestrella, lanciano all’interno una quantità di bombe a mano che fa sprofondare il pavimento e tutti cadono morti nel piano sottostante.

 

Si salvano soltanto una ragazzina, Antonietta Di Luzio, con il fratellino, miracolosamente rimasti vivi sotto le macerie. I due riescono a scappare attraverso le campagne perché sembra che alla verifica effettuata dal maggiore tedesco, passando un tizzone ardente davanti ai volti dei cadaveri, la ragazzina sia riuscita a trattenersi dal gridare.

 

22 gennaio 1944

 

Sbarco degli Anglo-Americani ad Anzio (mar Tirreno).

 

27 gennaio 1944

 

Viene affisso a Chieti il manifesto con il quale si ribadisce da parte delle autorità germaniche l’ordine di evacuazione totale della città (residenti e sfollati) entro il 15 marzo.

 

30 gennaio 1944

 

Monsignor Venturi manda a Roma due suoi incaricati, che vengono ricevuti da alte personalità vaticane e dall’ambasciatore inglese presso la Santa Sede.

 

Si tratta di due alti funzionari della Cassa di Risparmio: il grande ufficiale Amedeo Faggiotto e Mario Castellani, direttore dell’istituto di credito.

 

Per tutto il mese di febbraio 1944

 

A Chieti si susseguono da parte alleata bombardamenti aerei e di artiglieria, causando 37 morti e più di 150 feriti.

 

3 febbraio 1944

 

Viene affisso a Chieti un secondo manifesto che ordina lo sgombero totale della città tra il 7 febbraio e il 7 marzo.

 

7 febbraio 1944

 

Il comandante germanico della piazza di Chieti, capitano Christomanos, conferma all’arcivescovo che l’ordine di sfollamento è irrevocabile ma concede una proroga di tre giorni perché le strade sono impraticabili a causa delle abbondanti nevicate.

 

10 febbraio 1944

 

Il Comando Tedesco, per ordini giunti da Roma, revoca l’ordine di sfollamento del capoluogo teatino.

 

11 Febbraio 1944

 

Nove patrioti della banda Palombaro vengono fucilati a Pescara. Molti sono giovanissimi, tra i 16 e i 18 anni. Sono stati catturati da poliziotti e uomini della milizia fascista guidati dal tenente Fioresi, grazie alle delazioni ben remunerate di uomini del luogo senza scrupoli.

 

A conferma dell’inesistenza di uno stato italiano indipendente, sono giudicati da un tribunale militare tedesco, nel salone del Municipio di Chieti.

 

23 febbraio 1944

 

L’Arcivescovo di Chieti manda a Roma il dottor Castellani (direttore della Cassa di Risparmio) perché solleciti le pratiche per la dichiarazione di Città Aperta e la cessazione dei bombardamenti.

 

Castellani comunica che l’Alto comando tedesco è disposto ad esaminare favorevolmente la questione della Città Aperta.

 

Nella stessa data Castellani ha un secondo colloquio con l’ambasciatore inglese, Sir Osborne, che si dichiara disposto a trattare.

 

28 febbraio 1944

 

Riconoscimento ufficiale della “Banda Patrioti della Majella” da parte del capo di Stato maggiore alleato, generale G. Messe. I “patrioti della Maiella” sono stati reclutati dall’avvocato Ettore Trailo fra quelle formazioni partigiane spontanee sparse fra i monti della Maiella.

 

8 marzo 1944

 

Monsignor Venturi chiede ufficialmente per iscritto al generale comandante delle truppe del Settore Adriatico la dichiarazione di Città Aperta in favore di Chieti.

 

21 marzo 1944

 

Il generale delle truppe tedesche del settore adriatico risponde all’Arcivescovo di Chieti dichiarando che Chieti, da parte germanica, è città aperta.

 

24 marzo 1944

 

Il Comando tedesco annuncia ufficialmente che Chieti è stata dichiarata Città Aperta.

 

Si innalzano le tabelle con la scritta ‘NEUTRALE ZONE’ agli ingressi della città e vengono affisi i manifesti con la dichiarazione di ‘Chieti Città Aperta’.

 

‘NEUTRAL ZONE! DER TRUPPE IST DAS BETRETEN DER ORTSCHAFT VERBOTEN! DER ORTSKOMMANDANT’.

 

Le campane di tutte le chiese della città suonano a festa.

 

26 marzo 1944

 

Discorso di ringraziamento di monsignor Venturi in cattedrale per il riconoscimento di Chieti Città Aperta.

 

27 marzo 1944

 

I rappresentanti di monsignor Venturi presentano la dichiarazione all’ambasciatore Inglese, perché Chieti sia dichiarata ‘Città Aperta’ anche dagli Alleati. Ma sir Osborne chiede ulteriori rettifiche del documento, mostrando di non voler precludere all’artiglieria inglese la possibilità di colpire Chieti.

 

2 aprile 1944

 

Colloqui dei rappresentanti dell’Arcivescovo con le autorità germaniche per ottenere le rettifiche richieste dall’ambasciatore inglese.

 

20 aprile 1944

 

Lanciano viene bombardata da una squadriglia dell’aviazione tedesca che si era messa a motore spento sulla scia di aerei inglesi che rientravano. Restano uccisi 300 militari dell’VIII Armata inglese e 45 civili.

 

8 maggio 1944

 

Finalmente, dopo una serie di colloqui e di trattative, l’ambasciatore inglese dichiara che il Regno Unito è disposto ad aderire, anche a nome dell’America, al “gentlemen agreement” sulla città di Chieti che sarà proposto dalla Santa Sede.

 

Nel frattempo continuano i bombardamenti aerei e di artiglieria su Chieti Scalo e sulle zone di periferia e nell’area suburbana di Chieti

 

4 giugno 1944

 

Le truppe degli Alleati entrano a Roma.

 

6 giugno 1944

 

Le truppe tedesche cominciano la ritirata da Chieti, facendo saltare i loro depositi di munizioni della zona, la centrale elettrica, due segherie e gli stabilimenti di Chieti Scalo.

 

7 giugno 1944

 

Ultima strage nazista, durante la ritirata. A Filetto un gruppo di partigiani scesi dal monte Archetto si scontra con una pattuglia tedesca. Il risultato è la rappresaglia dei Tedeschi prima su due paesani e poi su altri 17 civili che vengono passati per le armi.

 

I Tedeschi in ritirata fanno saltare ponti e strade nei dintorni della città di Chieti.

 

8 giugno 1944

 

alle ore 16, il comandante tedesco di Chieti, il prefetto e il segretario federale repubblichino, insieme al comando militare repubblichino, lasciano definitivamente la città.

 

9 giugno 1944

 

La Banda Patrioti della Majella (circa 500 uomini guidata dal capitano inglese Lamb e dal vice comandante Domenico Troilo) oltrepassa il Guado di Coccia ed entra a Campo di Giove, Canzano, Pacentro (AQ).

 

Alle ore 19, una pattuglia del Corpo Italiano di Liberazione entra a Chieti.

 

10 giugno 1944

 

Entrano a Chieti, precedendo tutti, reparti della Divisione Italiana Nembo, del Battaglione S. Marco e truppe britanniche indiane.

 

Ufficiali anglo-americani prendono il comando della città.

 

13 giugno 1944

 

La Banda Patrioti della Majella entra a Sulmona (AQ) e poi si sposta verso il nord e risale la penisola scontrandosi spesso con la Wehrmacht (a Cingoli, a Pesaro, ecc.).

 

18 giugno 1944

 

Il Governo badogliano, dopo la fuga del settembre 1943, torna ufficialmente a Roma, dove i ministri giurano.










DOPOGUERRA

 

Alla fine della guerra si stimerà che il patrimonio edilizio di Ortona è distrutto all’80%. Corrado Alvaro la descriverà in condizioni peggiori a quelle di Pompei, “peggio che morta, una città ove si scoprisse che esseri viventi abitano le rovine”.

 

2 giugno 1946 si tengono le elezioni, le prime dal 1924. Hanno diritto di voto tutti gli Italiani maschi e, per la prima volta, le donne con almeno 21 anni di età. Gli aventi diritto al voto rappresentano il 61,4% degli Italiani.

 

Vengono consegnate contestualmente agli elettori la scheda per la scelta fra Monarchia e Repubblica, il cosiddetto Referendum istituzionale, e quella per l'elezione dei 556 deputati dell'Assemblea Costituente, a cui sarà affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale, come stabilito con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944.

 

In Italia vince la Repubblica, con il 54,3% delle preferenze contro il 45,7% della Monarchia.

 

Il re Umberto II, dopo non poche esitazioni, è costretto ad abbandonare per sempre l’Italia.

 

Ma nella provincia di Chieti i risultati sono ben diversi:

 

62,4% = 119.610 voti Monarchia

 

37,6% = 71.995 voti Repubblica

 

Vince lo spirito fortemente tradizionalista del mezzogiorno chietino. Un risultato analogo, anche se non così marcatamente contraddistinto da una fedeltà alla monarchia, si ha in quasi tutte le regioni meridionali.

 

11 novembre 1947

 

Muore mons. Giuseppe Venturi. Era venuto a Chieti il 3 maggio del 1931 da Verona.

 

anno 1950

 

Il processo contro Fioresi, D’Intino, Rossi e Girgenti, l’ex prefetto di Chieti (latitante), si tiene nel 1950 a palazzo D’Avalos a Vasto (CH), condotto dalla sezione staccata della corte d’Assise di Lanciano.

 

Fioresi viene condannato a 19 anni, D’Intino a 6 anni. Per Rossi si ritiene di non dover procedere e Girgenti viene assolto.

 

25 settembre 1952

 

Lanciano viene decorata con medaglia d’oro al valor militare

 

16 giugno 1959

 

Ortona viene decorata medaglia d’oro al valor civile

 

E poi seguono: Tollo medaglia d’argento, Miglianico medaglia di bronzo, Fossacesia medaglia d’argento, Gessopalena medaglia d’oro e tante altre ancora.

 

Nonostante gli aiuti del Piano Marshall, nonostante la forte ripresa e il grande impiego di manodopera nell’edilizia, le condizioni sociali dell’Abruzzo continueranno ad essere inadeguate ai bisogni della popolazione.

 

Ci sarà così una spinta all’emigrazione di dimensioni inimmaginabili.

 

Nel 1951 in Abruzzo risiederanno 1.277.207 abitanti e nel 1961 ne saranno censiti 1.206.266, vale a dire oltre 70.000 abitanti in meno, nonostante il boom delle nascite negli anni ‘50.

 

Moltissimi abruzzesi andranno a cercare lavoro proprio in Germania e poi, per tutto il secondo dopoguerra, la Regione sarà la Regione con la maggior percentuale di emigrati.

 

Tale spinta all’emigrazione si fermerà soltanto alla fine degli anni sessanta.

 

Le truppe tedesche:

 

1) da aprile del ’44 la 114.a Jager Division, nata l’anno precedente in Croazia e utilizzata soprattutto per la durissima repressione delle forze partigiane jugoslave in Serbia.

 

Dopo essere stata inviata a febbraio a sud di Roma, nell’aprile del ’44 fu trasferita a Roccaraso, Castel di Sangro, Pietransieri.

 

Fu responsabile delle stragi a Filetto e Onna.

 

2) Alcuni reparti della 305.a Infanterie Division. Nata a Baden e nella zona del lago di Costanza. Partecipò all’occupazione della Francia e fu poi mandata in Russia. Annientata a Stalingrado, fu ricostituita in Francia e mandata prima in Liguria, poi sul Volturno e infine sul Sangro.

 

3) nata nel novembre del ’42 in Franconia, la 334.a Infanterie Division fu mandata all’inizio in Liguria e poi combattè tra Orsogna e Guardiagrele.

 

4) Granatieri della 16.a Division Panzer Para, a Fossacesia.

 
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