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3 ottobre 1943

 

A Fara S. Martino (Chieti) i Tedeschi cercano di far parlare gli abitanti perché confessino i nomi dei colpevoli dell’uccisione dei loro camerati. Vengono uccisi un calzolaio (Alfonso D’Orazio), che stava scappando per la paura, e Rosa Fecondo, che viene raggiunta in casa da alcuni proiettili passati attraverso la porta.

 

Nella retata che ne segue sono catturati circa quaranta uomini, tra i quali anche Giulio e Gildo De Cecco.

 

4 ottobre 1943

 

A Palombaro, nella zona di Capo Le Macchie, c’è un nuovo scontro tra militari tedeschi (sono circa 500), arrivati da Palena, Sulmona e Chieti per annientare la Banda Palombaro, e i patrioti. I nazisti hanno la peggio e perdono 17 uomini (tra i quali il maggiore che comanda la colonna), con un gran numero di feriti.

 

A Lanciano i militari tedeschi requisiscono viveri e saccheggiano vari negozi.

 

5 ottobre 1943

 

I Tedeschi, forti di carri armati, artiglieria e lanciafiamme, hanno la meglio sulla Banda Palombaro che è costretta a ritirarsi in montagna, a Colle Bandiera (pendici della montagna della Maiella). Nello scontro muore Biagio La Corte e un altro, Adalgiso Di Pietro, viene giustiziato dai Tedeschi a Palena.

 

La Banda, incalzata dal nemico, si divide: una parte passa il fronte e i restanti si ritirano a Chieti.

 

5-6 ottobre 1943

 

Moti di Lanciano: alcuni gruppi di giovani imbracciano le armi contro gli invasori e li impegnano in due giorni di combattimenti per le strade della città.

 

La rivolta della popolazione avviene per un apparentemente futile pretesto. Scovate le armi da chissà dove, dalle finestre e dai balconi seguitano a sparare. I Tedeschi catturano un giovane, La Barba, lo legano in piazza a un palo con la testa in giù per estorcergli i nomi dei capi dei "ribelli". Infastidito del suo ostinato silenzio, un militare tedesco prima gli cava gli occhi con la baionetta, poi gliela infila nella pancia.

 

A quel punto la rivolta si accende ancora di più, ma viene repressa nel sangue.

 

I primi dodici che capitano sotto mano vengono giustiziati. E molti altri cadono nelle strade, inseguiti e raggiunti dalle sventagliate delle mitragliatrici. Lanciano, per questa drammatica insurrezione, verrà poi decorata con la medaglia d'oro al valor militare.

 

E’ uno dei primi cruenti scontri e una delle prime rappresaglie tedesche in Italia.

 

8 ottobre 1943

 

A Chieti il comando militare tedesco impone il coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino seguente.

 

12 ottobre 1943

 

Intorno alle ore 10 del mattino iniziano il dramma e la tragedia della popolazione di Fossacesia, nella Seconda guerra mondiale.

 

Dodici quadrimotori degli Alleati giungono dal mare e, senza alcun motivo strategico o militare, sganciano sull’indifeso centro abitato grappoli di bombe da cinquecento chili che colpiscono la piazza, le case e le strade, provocando terrore, distruzione, ferimenti e la morte di 8 giovani vite.

 

16 ottobre 1943

 

Entrano in azione per la prima volta contro le incursioni alleate le batterie contraeree tedesche piazzate a Chieti Scalo (8 pezzi da 88 mm.)

 

17 ottobre 1943

 

Nuovo bombardamento alleato su Chieti, questa volta nel rione Sant’Anna, dove muoiono cinque persone.

 

Con 28 tonnellate di esplosivo i Tedeschi fanno saltare il molo di Ortona (Chieti) e tutte le strutture di attracco al porto.

 

18 ottobre 1943

 

Parte il treno con gli oltre mille deportati (ebrei e politici) dalla stazione Tiburtina di Roma.

 

19-24 ottobre 1943

 

Si susseguono quotidiani bombardamenti aerei su Chieti e su Chieti Scalo.

 

23 ottobre 1943

 

Le truppe alleate superano il fiume Trigno.

 

27 ottobre 1943

 

Pattuglie tedesche bloccano con postazioni di mitragliatrici le vie della città di Chieti. I soldati della Wehrmacht perquisiscono tutte le case per rastrellare gli uomini abili al lavoro.

 

Il tenente Ubaldo Nicolucci viene ucciso da due sentinelle tedesche che lo insultavano per la sua divisa e contro le quali aveva reagito.

 

Inizio di novembre 1943

 

Primi ordini di evacuazione per gli abitanti di Ortona (all’epoca c’erano circa 20.000 residenti)

 

Dal taccuino “Per non dimenticare” di Gino Farinelli

 

Il giorno di Ognissanti 1943. Il comando tedesco di occupazione di Ortona decretò l’immediato sgombero del paese.

 

Un corteo interminabile di uomini, donne, vecchi e bambini scendeva la strada del vallone. Per le campagne un continuo brulichio di gente carica di materassi, di sacchi, di mobili, di ceste, di pacchi e di borse di ogni tipo dai quali scappavano fuori svegliarini, libri, scatole di latta e di cartone, stoviglie, attrezzi da lavoro, fotografie, gomitoli di spago, trecce di agli e di cipolle.

 

Gli uomini sparivano sotto carichi enormi di casse e cassette e stracci legati e coperte gonfie e annodate.

 

Nobili signori, con occhiali a stanghetta oro 18 carati,tiravano somari con poca esperienza, interrompendo il formicolio di gente che s’ammassava imprecando o, senza smettere di imprecare, si gettava esausta sui propri gravi fardelli.

 

Signorine dall’erre moscia, dimentiche delle calze “milleaghi” e dei flaconcini di “cuoio di Cordova”, scalze e scapigliate strascinavano involti degni delle più solide lavandaie.

 

Moltissime persone perlustravano la campagna in cerca di pagliai, di grotte, di tane per allocarvisi. Le masserie erano piene fin nei solai di parenti e amici, conoscenti e sconosciuti che si univano sfruttando ogni buco. Una forcata di paglia, un fardello di indumenti e il giaciglio era pronto.

 

Era tornato in voga il baratto. Un chilo di fagioli valeva quanto un pacchetto di “Popolari” (sigarette); un litro di olio si barattava con cinque chili di zucchero. I fiammiferi avevano raggiunto una quotazione sbalorditiva.

 

Il saccheggio dei treni, nella stazione di Ortona, aveva gettato sulla piazza un’abbondanza di viveri, indumenti e altri oggetti che valse a superare le difficoltà del momento.

 

4 novembre 1943

 

Viene ordinato il totale e immediato sfollamento del paese di Fara S. Martino (Chieti).

 

Arrivano a Chieti le prime colonne di sfollati provenienti dalle zone di combattimento sul fiume Sangro.

 

8 novembre 1943

 

Gli Alleati raggiungono il fiume Sangro.

 

A Chieti i Tedeschi procedono all’esecuzione sommaria dei patrioti di Santa Barbara, Francesco Sciucchi e Antonio Aceto, fucilati tra la zona del Buon Consiglio e Bucchianico (Chieti). Nel corso della battuta viene falciato da raffiche di mitragliatrice anche il colonnello di fanteria Roberto Agostini.

 

Da un diario anonimo: “E poi seguono altre esecuzioni: uno alla volta o in gruppo, dopo le retate e dopo che gente losca è entrata a Palazzo Mezzanotte (Chieti) a fare delazione per vecchi rancori, antichi odi o più semplicemente per guadagnare denaro. Ci sono poi i rastrellamenti, gli arresti, gli interrogatori, le sevizie, le urla e poi la fucilazione”.

 

Formazione spontanea dei primi nuclei di resistenza armata tra Palombaro, Casoli, Colledimacine, Guardiagrele, Torricella Peligna, Fallascoso, Gessopalena, Civitella Messer Raimondo, Lama dei Peligni, Pennapiedimonte, Pennadomo, ecc.

 

21 novembre 1943

 

Strage di Pietransieri (Roccaraso) da parte della Wehrmacht, con 128 morti civili complessivi (in maggior parte donne, vecchi e bambini).

 

24 novembre 1943

 

Inglesi e Canadesi superano il fiume Sangro e conquistano Alfedena e Roccaraso.

 

Tra il 20 e il 27 novembre 1943

 

Gli Alleati attaccano sul basso Sangro e 100 carri armati inglesi riescono a passare il Sangro nella zona di Mozzagrogna (CH).

 

Tra il 28 e il 30 novembre 1943

 

Si combattono le fasi decisive della battaglia del Sangro. Le truppe dell’VIII Armata inglese sfondano e si portano a trenta chilometri da Chieti.

 

Mozzagrogna e S. Maria Imbaro (CH) sono teatro di violentissimi scontri.

 

La vittoria costa all’VIII Armata britannica 1.500 uomini e 5.000 feriti

 

In questi giorni

 

200.000 abitanti dei paesi tra il Sangro e il Pescara abbandonano le proprie abitazioni e sfollano verso il nord. Circa 100.000 si fermano a Chieti, dove ogni famiglia può disporre al massimo di una stanza. Oltre alle abitazioni civili, anche seminari e conventi, scuole e moltissime strutture pubbliche accolgono gli sfollati.

 

Asini, vacche e ogni genere di animale domestico, con masserizie e persone sono ammassati in ogni angolo della città.

 

30 novembre 1943

 

Viene diramato dalle autorità fasciste l’ordine di arresto indiscriminato per tutti gli ebrei. Lo status degli internati in campi o in domicilio coatto si trasforma automaticamente in quello di arrestati per la deportazione.

 

Conquista di Fossacesia da parte degli Inglesi. Nel giorno della Liberazione si contano 60 morti, soprattutto vittime indifese degli imponenti ed intensi bombardamenti alleati. La popolazione di Fossacesia, dopo aver subito privazioni di ogni genere ed essere stata bersaglio delle opposte artiglierie, ritrova il paese in un quadro veramente terrifico e desolante.

 

A fine novembre già sedici comuni della provincia di Chieti sono stati distrutti, per la maggior parte dalle mine germaniche.

 

2 dicembre 1943

 

Primo attacco inglese a Orsogna (CH).

 

3 dicembre 1943

 

A Chieti, in via Berardi presso il villino Tieri, i nazisti tendono un agguato e arrestano un grosso numero di componenti della Banda Palombaro, dei quali dieci saranno fucilati a Bussi. L’operazione sembra che sia stata possibile grazie alle informazioni fornite da due delatori del luogo che hanno attirato i loro compagni in una trappola.

 

A Fara San Martino (CH) i Tedeschi requisiscono tutte le scorte di farina, di pasta, incendiano il mulino dopo averlo minato.

 

Gli Inglesi, con una manovra di aggiramento, riescono ad entrare a Lanciano senza combattere e liberano la città. Per primo entra un reparto di Indiani. Non tutti i Neozelandesi e gli Indiani si comportano in modo corretto con la popolazione civile e si rendono protagonisti di molti soprusi.

 

A Guardiagrele 40 persone perdono la vita annegando nel tunnel dove si erano rifugiate per scampare al bombardamento aereo alleato.

 

3-4 dicembre 1943

 

I Tedeschi distruggono completamente il centro di Gessopalena (CH) minando le case una per una dall’interno.

 

4 dicembre 1943

 

Prende il via la battaglia del Moro, nei pressi di Ortona (CH).

 

Al V corpo (1ª Divisione canadese e 8ª indiana) è contrapposta la 90ª Panzer grenadier divison germanica. Il XIII corpo è formato dalla 2ª Divisione neozelandese e dalla 5ª Divisione inglese.

 

 
 
 
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