Skip Navigation
 

 

7 agosto 1943
La maggioranza del consiglio di corte esprime al re Vittorio Emanuele III il desiderio di porre fine al conflitto.

 Intanto sono in corso le trattative del generale Castellano per l’Armistizio, condotte prima in Portogallo, poi in Sicilia.

 

27 agosto 1943
Primo attacco, a sorpresa, dell’aviazione anglo-americana a Sulmona. Muoiono 99 civili.

 

28 agosto 1943
Mussolini viene trasferito dall’isola della Maddalena al lago di Bracciano, con un idrovolante della Croce Rossa. Poi, a bordo di un’autoambulanza scortata da un’autocolonna, viene condotto ad Assergi (vicino L’Aquila), al villino dei conti Mascitelli. Il luogo è già presidiato da due giorni da 43 carabinieri e 30 poliziotti.

 

31 agosto 1943
Massiccio bombardamento degli alleati su Pescara. Buona parte del centro e della zona adiacente alla stazione ferroviaria e al porto viene distrutta.

In Italia sono dislocati 150.000 militari tedeschi contro un milione e 90.000 militari italiani.

 

2 settembre 1943
Nel pomeriggio, attraverso la funivia del Gran Sasso, Mussolini è condotto al rifugio di Campo Imperatore, a 2.200 metri di quota.

 

3 settembre 1943
Il generale Giuseppe Castellano e il generale americano Walter Bedell Smith firmano l’Armistizio, a Cassibile in provincia di Siracusa in Sicilia.

Le truppe americane del generale Patton sbarcano a Reggio Calabria.

In Italia lungo il Tirreno avanzano gli Americani e i Francesi, con la V Armata, al comando del generale Clark; lungo l’Adriatico avanzano gli Inglesi dell’VIII Armata, con Indiani, Canadesi e Neozelandesi, al comando del maresciallo Montgomery.

 

7 settembre 1943
Il capitano Erich Priebke raggiunge la città dell’Aquila, con una Fiat ‘Topolino’, per ottenere informazioni sulla vigilanza attorno al rifugio dove è prigioniero Mussolini.

 

8 settembre 1943
Una formazione americana di “fortezze volanti” B17 rovescia una valanga di bombe sul quartiere generale del feldmaresciallo Albert Kesselring, a Frascati.

Nel pomeriggio, il generale americano Dwigth Eisenhower da radio Algeri dirama la notizia dell’Armistizio firmato cinque giorni prima con gli Italiani.

Alle ore 18 Vittorio Emanuele III e la Regina Elena lasciano precipitosamente Villa Ada e si trasferiscono al palazzo del Quirinale.

Alle ore 19,45 viene diffusa ufficialmente la notizia dell’Armistizio. Badoglio ripete l’annuncio di Eisenhower dai microfoni dell’Eiar (l’emittente radiofonica nazionale).

 

Notte tra l’8 e il 9 settembre 1943
La Wehrmacht occupa i porti di Civitavecchia e Gaeta. L’operazione “Alarico” ordinata da Hitler, che prevedeva l’attacco e l’annientamento di tutte le truppe italiane, dovunque esse fossero, è scattata immediatamente.

L’esercito italiano consta di circa 650.000 uomini distribuiti fra Grecia e Balcani, 230.000 uomini fra Provenza e Corsica, 1.090.000 uomini in Italia, dei quali circa 400.000 effettivi e 690.000 ausiliari.

 

9 settembre 1943
Passata da poco la mezzanotte, i Savoia fuggono da Roma. La destinazione è il porto di Pescara, in quanto la Tiburtina sembra l’unica strada percorribile per evitare di essere intercettati dai soldati tedeschi. Il re, Vittorio Emanuele III, ha 74 anni.

 

L’auto del re è in testa a un corteo di circa quaranta macchine. Con loro, oltre agli autisti, ci sono valletti, camerieri e bagagli. Dopo viene lo Stato Maggiore.

Alle ore 3,30 della notte la V Armata americana, guidata dal generale Clark, sbarca a Salerno (Operazione Avalanche)

All’alba il corteo reale arriva al bivio di Brecciarola (Chieti), il generale Badoglio va in avanscoperta a Pescara, dove è attesa la corvetta ‘Baionetta’, sulla quale si devono imbarcare il re e gli altri in fuga. I Tedeschi però sono già arrivati a ridosso del porto, così si ripiega su un’ipotesi di partenza dei Savoia dal vicino porto di Ortona.

Il corteo reale cambia il suo itinerario e raggiunge Crecchio passando per Bucchianico, Guardiagrele e Orsogna.

Alle ore 16,30 un pilota mandato in ricognizione comunica che il “Baionetta” è stato avvistato nell’Alto Adriatico, in navigazione verso Sud.

I Savoia trascorrono il pomeriggio a Crecchio, nel castello ducale della famiglia De Riseis (duchi di Bovino), proprietaria anche dell’omonima villa a Pescara.

Passeggiando nel parco del castello, il re avrebbe detto alla figlia della duchessa Gaetana De Riseis (dama di compagnia della regina): “Se ci fossero i Tedeschi, chissà a quale albero mi appiccherebbero”.

Gran parte dello Stato Maggiore dell’Esercito italiano si ferma intanto all’albergo Sole di Chieti (i generali credevano di trovare il re e il suo seguito a Chieti), dove si tiene una riunione presieduta dal generale Roatta e al quale partecipa tra gli altri il generale Ambrosio. Lo Stato Maggiore italiano si scioglie e ognuno va per la sua strada, senza preoccuparsi di diramare ordini alle centinaia di migliaia di soldati italiani ancora sparsi su tutti i fronti e sul territorio nazionale.

Alle ore 23,15 il corteo reale parte da Crecchio per Ortona.

 

Notte tra il 9 e il 10 settembre
Si costituisce a Chieti la “Banda Palombaro”.

Presso la Fornace di Falco Pietro si riuniscono Falco, Cavorso, Cerritelli, Colazilli (si tratta di ufficiali dell’esercito e civili). Sono in tutto una trentina. Danno vita a una delle prime formazioni italiane in assoluto, quella che sarà chiamata “Banda Palombaro”.
Tra i fondatori:
ten. Bracco Cerritelli Domenico, fucilato a Bussi

 cap.no Gissi, fucilato a Bussi

ten.te Guzzi, fucilato a Bussi

dott. Colazilli, fucilato a Bussi

prof. Cavorso Nicola, fucilato a Pescara

s.ten. Carlo Zannolli, fucilato a Capestrano

Menelli Cesare, disperso

Caceffo Consolare, disperso

 
 
 
« Torna indietro|stampa