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Territorio

Si suole riassumere con il termine “Linea Gustav”, quell’ampio e articolato sistema di segmanti difensivi, attraverso il quale la Wehrmacht si organizzò al fine di rallentare il più possibile l’avanzata delle forze angloamericane lungo la penisola italiana all’indomani dell’Armistizio firmato dal governo Badoglio e dello sbandamento delle truppe italiane. La Linea Gustav tagliava a metà il territorio italiano e utilizzava i ciglioni collinari o i gruppi montuosi a nord di alvei fluviali di una certa consistenza. A ovest c’era la valle del Garigliano.
A est c’erano il Fortore e subito dopo il Trigno (al confine fra l’Abruzzo e il Molise); poi il Sangro, dove si svolse una cruenta e impegnativa battaglia, e più su ancora alcuni torrenti e crinali che impedivano una celere avanzata delle truppe britanniche e consentivano alla Wehrmacht di opporre una decisa resistenza senza un eccessivo dispendio di forze. Comandante supremo ne era il feldmaresciallo Kesselring che però, all’indomani dello sbarco in Normandia e dello sfondamento delle truppe americane sul fronte di Cassino, dovette ripiegare velocemente verso il nord.
Così finalmente, dopo quasi nove mesi di lutti e distruzioni, l’area centrale della penisola italiana poté cercare di tornare alla “normalità” e la gente cominciò a sminare i terreni, a liberare le strade dalle macerie, a ritrovare i propri cari, le proprie cose.

 
 
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